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Commercio: come ripartire con la fase 2 della pandemia

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Con il DCPM del 26 aprile 2020 il Governo ha dato l’imput alla tanto attesa fase 2. Ad una fase 1 di lockdown contraddistinta da un “tutti a casa” e dalla chiusura di tutte le attività commerciali, segue, quindi l’inevitabile ripresa.

È chiaro che il Coronavirus è ben lungi dall’essere sconfitto ma il commercio e tutti gli altri settori produttivi italiani hanno la necessità di poter ripartire, seppur gradualmente.

Impossibile, infatti, per il Paese riuscire a sostenere ulteriori blocchi e chiusure sia sul piano economico che su quello psicologico. La quarantena di oltre 50 giorni, infatti, ha avuto un impatto disastroso su vita sociale ed un’economia con un PIL stimato in forte diminuzione.

La fase 2 consente una graduale ripresa delle attività economiche.

Cosa sta accadendo e cosa accadrà, in particolare, al delicato settore del commercio? Vediamo insieme come ripartire nella maniera migliore e superare questa terribile fase di crisi.

Iniziamo, però, con il dire che sin dalla sua enunciazione il DCPM sulla fase 2 è stato oggetto di numerosi attacchi e critiche da più parti, provenienti in particolare da imprenditori e commercianti.

Impensabile, secondo il parere dei più, non differenziare le riaperture per Regioni e, soprattutto, attendere fino all’1 giugno per l’apertura di determinate attività.

La riapertura, difatti, avverrà progressivamente e si baserà sulla semplice valutazione dei rischi di contagio connessi a ciascuna attività.

Commercio, quali attività aperte.

A riprendere la propria attività dal 4 maggio 2020 sono state le imprese italiane appartenenti ai settori della manifattura e delle costruzioni. Anche il commercio all’ingrosso delle rispettive filiere è stato autorizzato a partire. Il tessile, la moda, l’automobile, le industrie estrattive e la realizzazione di mobili rientrano tra le attività consentite.

Il commercio al dettaglio, dove il rischio di contagio è stato ritenuto più elevato, dovrà attendere il 18 maggio per poter riprendere la propria attività. È stata questa, tra le altre, una delle motivazioni più forti alla base degli scontri tra Governo e Regioni.

Località in cui i contagi sono inferiori alla media nazionale o dove il contenimento è molto più che attuabile rifiutano completamente l’idea di dover attendere ancora così tanto per ripartire.

Clima, questo, che non fa altro che aggiungere incertezza su incertezza. Ad un Decreto che ha ingenerato tantissimi dubbi sin dalla sua primissima lettura, si sono aggiunti i pareri discordanti di Regioni, Comuni, esperti e via dicendo.

In una delle ultime sue dichiarazioni, in ogni caso, il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha chiarito che alcune attività potrebbero riaprire anche dall’11 maggio. Tutto dipenderà dall’evoluzione dei contagi.

Commercio, come riaprire in sicurezza: le indicazioni del Governo

Se la situazione sulle aperture dei negozi e la ripresa, in generale, del commercio in Italia è un argomento in costante divenire, non si può dire lo stesso sulle regole indispensabili per poter riaprire in sicurezza.

Veri e propri protocolli che il Governo ha messo a punto e che sono contenuti all’interno del DCPM. A nessuno è consentito violare queste regole ed il mancato rispetto di quanto richiesto porterà alla sospensione dell’attività fino al momento in cui ogni condizione di sicurezza verrà ripristinata. Quali sono queste norme fondamentali? Vediamole.

  • Agli interni di tutti gli esercizi commerciali è previsto l’obbligo di mantenere il distanziamento sociale di almeno un metro rispetto agli altri;
  • gli ambienti devono essere sottoposti a sanificazione almeno due volte al giorno;
  • i piccoli negozi (con superficie inferiore a 40 mq) potranno far accedere i clienti uno alla volta. I locali più grandi, invece, dovranno regolamentare gli ingressi e scaglionarli;
  • ogni lavoratore dovrà obbligatoriamente essere munito di guanti e mascherine;
  • l’ingresso dell’attività commerciale dovrà prevedere il posizionamento di guanti e gel disinfettanti per le mani. Questi ultimi, in particolare, dovranno trovarsi anche alle casse e nei pressi dei dispositivi POS.
Il franchising ai tempi del Coronavirus

Detto tutto questo e vista la situazione tutt’altro che felice in cui si trova il commercio a livello mondiale, come sta andando questo periodo per chi lavora con il commercio in franchising? I pareri in merito tendono tutti a rilevare il vantaggio di essere affiliati e, quindi, lavorare in franchising.

Scegliere un’imprenditoria di questo tipo significa avere il costante supporto di chi sta al di sopra in modo da limitare le perdite il più possibile e, seppur con difficoltà, mantenere la rete il più attiva possibile.

In una recente intervista, uno dei fondatori di una nota catena di caffè in franchising ha cercato di chiarire come sta andando il settore in questo momento particolare. Ha ribadito, in sostanza, come le performances dei negozi sembrano tenere bene.

La motivazione? Il tempestivo intervento a favore di chi è più in difficoltà per cercare di mantenere in linea i bilanci e per cercare di diminuire le perdite.